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L’unghia incarnita

L’unghia incarnita è una patologia frequente, che affligge uomini e donne allo stesso modo, generalmente si presenta al primo dito dei piedi, l’Alluce.

Se parlate, come noi da 30 anni, con chi ha sofferto di questa patologia, scoprirete storie incredibili di svariati percorsi terapeutici tra cui casi di persone che sono state operate 6/7 volte con dolori atroci e senza mai risolvere il problema, o peggiorandolo ancora, perdendo l’unghia per sempre perché gli è stata in fine asportata!

Come dunque detto all’inizio, anche a molti che lavorano nella sanità, può sembrare un problema semplice e banale a confronto con altre patologie più importati del corpo umano. Ma viste le conseguenze fortemente invalidanti sulla vita di tutti i giorni e il dolore acuto che provoca, è naturale porsi delle domande: Che cosa si deve fare in caso di inizio di un’unghia incarnita e cosa non si deve fare? Come si può agire subito per non peggiorare la situazione? E soprattutto si può guarire dal problema definitivamente?

Esplorando il nostro sito, riceverete diverse informazioni utili sul tema dell’unghia incarnita, su come prevenire e/o evitare tale patologia. Verrete a conoscenza delle principali cause, e capirete come si può risolvere il problema. Specialmente troverete inoltre utili e dettagliate spiegazioni sull’innovativo metodo chirurgico esclusivo adottato dall’equipe medico-podologica del Prof. Avagnina e del Prof. Bormioli, frutto della decennale esperienza podiatrica americana della Fenolizzazione in MIS (Minimal Incision Surgery).

Unghia incarnita definizione

Le unghie sono annessi cutanei e il loro compito fondamentale, oltre a proteggere i sottostanti  tessuti, è quello di aumentare la forza delle dita, agevolare la sensibilità tattile e collaborare alla stabilità della presa.

La presenza di un’anomalia o di una patologia nell’unghia, produce dunque spesso un intenso dolore e un importante disagio deambulativo. L’esempio tipico di una Onicopatia può essere proprio l’Unghia Incarnita.

L’Unghia Incarnita o Onicocriptosi si manifesta con una curvatura esagerata della lamina ungueale, che tende ad approfondirsi nel margine carnoso, causando tutto intorno dolore, gonfiore e rossore. Il paziente avverte il dolore maggiore proprio nel punto in cui l’unghia penetra nella pelle; di conseguenza, nella zona, si sviluppano tumefazioni tissutali con drenaggi di liquidi giallastri, detti granulomi.

L’unghia incarnita è una patologia che può divenire cronica, sovente simmetrica, che può colpire entrambi i lati dell’unghia, prevalentemente l’alluce.

Come si presenta

Le fasi di gravità di un’onicocriptosi sono state presentate dal Dr. Heifetz già nel 1937:

Grado 1: gonfiore ed eritema del solco ungueale laterale. I margini vengono coperti dai tessuti sempre più infiammati del solco laterale;

Grado 2: dolore crescente, presenza di infezioni acute ed attive, con manifestazioni di drenaggi sierosi;

Grado 3: presenza di tumefazioni tessutali adiacenti al solco laterale dell’unghia. Si sviluppa così l’accrescimento dei tessuti molli circostanti, e l’intera superficie ungueale risulta parte del tessuto ipertrofico e infiammato, attribuendosi l’aspetto “incarnito”.

LE PRINCIPALI CAUSE

Esistono numerose cause diverse tra loro che favoriscono l’onicocriptosi, tra cui:

  1. Il modo errato di tagliarsi le unghie.

Se vengono tagliate troppo corte, durante la deambulazione giornaliera, la pressione richiesta dal movimento, si concentrerà maggiormente sulla parte finale del tessuto molle, sprovvisto di sufficiente unghia, e col passare del tempo,  i tessuti, non percependo più nessun tipo di “controllo” strutturale  da parte dell’unghia guida, tenderanno a svilupparsi verso l’alto e al  momento della ricrescita, l’unghia si ritroverà bloccata e incuneata in una neoformazione “gonfiatasi” nel frattempo. Nel caso, invece, si tagli troppo obliquamente l’unghia, pensando così di risolvere il fastidio iniziale, si va incontro al rischio di farla incarnire profondamente nei solchi ungueali, e anche se apparentemente ci sembra risolto il problema,  si aumentano i fattori di rischio di recidiva, avendo comunque lasciato dentro speroni di unghia che non si vedono, ma che crescendo si affossano nel solco ungueale che nel frattempo si è riposizionato al posto dell’unghia

  1. Indossare calzature troppo strette.


La scarpa priva di spazio sufficiente per far appoggiare l’intero avampiede, va ad impedire il corretto movimento delle dita, sacrificando la punta e comprimendola verso il bordo della calzatura. L’unghia non avendo a disposizione lo spazio sufficiente, subirà diversi micro traumi ripetuti che la porteranno, nel tempo, a svilupparsi in maniere errata e ad incarnirsi.

  1. Urti e traumi.

Può capitare di essere soggetti a un colpo inaspettato, anche compiuto  da terzi, magari mentre si stava svolgendo un’attività sportiva oppure un oggetto pesante che ci cada sopra. In questo caso, il colpo subito favorisce la lesione del solco dell’unghia nella sua parte delicata, favorendo un’errata crescita.

     4) Cause di origine biomeccanica ed anatomica:

  1. il Valgismo dell’Alluce: la compressione del primo dito sul secondo comporta una lesione dei tessuti periungueali laterali, dovuta alla ripetizione del microtrauma unghia-tessuti molli
  1. la Pronazione  dell’Avampiede: mancando del giusto appoggio podalico durante la propulsione del piede nella camminata, si va ad aumentare la pressione sui tessuti molli periungueali degli alluci.
  1. il Piede Quadrato: Il secondo dito avendo raggiunto la stessa lunghezza del primo, può favorire l’unghia incarnita grazie al continuo appoggio costante sul primo dito per il conflitto ripetuto tra il I-II dito

Queste situazioni morfo-biomeccaniche portano inizialmente alla onicofosi che, se non curata adeguatamente si può complicare in onicocriptosi per scorretto taglio dell’unghia, sovrapposizione micotica, uso di calzature e calze strette o inadatte.

I SINTOMI E CONSEGUENZE DI UNA MANCATA CURA


I segni e i sintomi dell’unghia incarnita sono:

  • dolore intenso concentrato sull’intero dito;
  • arrossamento intorno all’unghia;
  • gonfiore concentrato sulla completa zona colpita;
  • infezione con possibilità di drenaggio di liquidi e fuoriuscita di pus (granuloma).

Nel caso in cui l’unghia incarnita non venisse trattata e curata in modo corretto, si potrebbe andare incontro a diverse conseguenze negative.

In breve tempo, l’unghia peggiorerà in infezione o perfino in un ascesso e si potrebbe subire il rischio di essere vittime di malattie batteriche, come per esempio l’Osteomielite, cioè un’infezione dell’apparato osteoarticolare che riguarda addirittura l’osso profondo.

Per questo motivo è prudente agire con la giusta tempistica ed essere a conoscenza dei corretti metodi della cura del nostro piede e del nostro corpo.

LA PREVENZIONE – I CONSIGLI DEL DOTT. AVAGNINA

A meno che il problema sia congenito (ci sono bambini che nascono già con l’unghia incarnita), i modi migliori per prevenire e evitare le unghie incarnite sono:

  • proteggere il più possibile i piedi dai traumi o urti quando si è scalzi;
  • indossare calzature e calzini comodi che abbiano sufficiente capienza per le dita, 
  • tagliare le unghie in modo corretto, (non dovrebbero mai essere più corte della punta del dito e devono avere una forma simil quadrata, senza arrotondare gli angoli);
  • mantenere un accurata igiene sottoponendosi a pediluvi per evitare la sudorazione eccessiva,  che facilita la macerazione della pelle rendendola quindi incarnibile;
  • tenere i piedi il più possibile asciutti e idratati con specifiche creme, per evitare il problema della pelle secca, troppo poco elastica e resistente.

IL TRATTAMENTO PODOLOGICO DELLA UNGHIA INCARNITA

L’unghia incarnita è una patologia molto frequente che colpisce soprattutto i giovani adulti. La malattia insorge generalmente su un’anomalia anatomica congenita che prende il nome di “malallineamento congenito dell’alluce”: l’unghia dell’alluce è deviata lateralmente rispetto all’asse della falange distale del dito; l’incarnimento è spesso precipitato da un pedicure non corretto con la formazione di spicule laterali che penetrano nei tessuti molli e causano una reazione infiammatoria più o meno grave e persistente. Si distinguono, a seconda della gravità, 3 gradi di incarnimento:

  • I° grado: infiammazione della piega ungueale laterale con dolore ed essudazione talvolta purulenta,
  • II° grado: formazione di tessuto di granulazione facilmente sanguinante che dal solco ungueale protrude a ricoprire parzialmente la lamina. Persiste dolore che interferisce con la deambulazione e le attività sportive,
  • III° grado: il tessuto di granulazione va incontro a riepitelizzazione con formazione di un cuscinetto che ricopre la lamina.

Nell’unghia incarnita di I grado, l’intervento del podologo è molto utile in quanto l’asportazione della spicula e un trattamento non invasivo con medicazioni ad hoc può portare a guarigione senza necessità di intervento chirurgico. Il titolo di podologo viene oggi ottenuto con un corso di laurea breve della durata di tre anni.
Il podologo non è comunque un medico e non può effettuare procedure chirurgiche , per questo nell’unghia incarnita di II o III grado è necessario rivolgersi al Medico.

Se l’incarnimento è grave, cioè la piega laterale è molto infiammata, sanguina vi è secrezione purulenta è necessario asportare definitivamente la porzione di matrice che da origine alla parte laterale della lamina (corno laterale dela matrice). Questa porzione di matrice è situata in profondità e lateralmente nella falange per cui non viene distrutta se ci si limita a estrarre chirurgicamente l’unghia malata. Questo spiega perché gli interventi di avulsione dell’unghia oltre ad essere dolorosi e invalidanti ma non risolvono mai definitivamente il problema.

Il Trattamento
Il migliore trattamento dell’unghia incarnita grave è la fenolizzazione, che è un intervento medico che viene effettuato in anestesia locale e ha durata complessiva di circa 20-30 minuti. Con questo intervento si utilizza il fenolo alla concentrazione dell’88% al fine di distruggere chimicamente la matrice laterale dell’unghia.
Il fenolo ha diverse proprietà che lo rendono “insostituibile” per questo tipo di intervento:

  1. ha proprietà antisettiche ,quindi evita la comparsa di infezioni e non rende necessaria la terapia antibiotica dopo l’intervento,
  2. ha proprietà anestetiche e quindi fa si che il post-operatorio non sia doloroso,
  3. ha proprietà cicatrizzanti per cui dopo 2-4 settimane dall’intervento il dito è in genere completamente guarito.

Controindicazione a questo tipo di intervento sono i disturbi circolatori gravi.
La fenolizzazione ha il vantaggio di produrre ottimi risultati estetici, di essere scarsamente invalidante e dolorosa e di avere ottime probabilità di successo definitivo (più del 95%).
Non ultimo vantaggio di questa tecnica è la sua relativa economicità rispetto a trattamenti più invasivi e costosi quali ad esempio la resezione chirurgica con il laser.
Per questo tipo di trattamento è opportuno rivolgersi al Dermatologo.

CONSEGUENZE DELLA MANCATA CURA DELL’ONICOCRIPTOSI:

IL CASO DEL GRANULOMA REATTIVO

Quando si ha il problema dell’unghia incarnita, è facile che vicino alla parte incarnita si formi una tumefazione epidermica, noto come fenolizzazione dell'unghia incarnitaGranuloma Reattivo. Si manifesta simile a una crescita esagerata del tessuto dermico, morbido, spesso, colmo di pus, facilmente sanguinante e posizionato sul solco ungueale incarnito. Appena si presenta bisogna intervenire subito, in quanto ha la capacità di svilupparsi in breve tempo fino a  trasformarsi in infezione.
Il Granuloma viene rimosso durante l’intervento podoiatrico, ma prima di intervenire bisogna assolutamente diminuire la carica batterica presente, sia per offrire maggior sollievo al paziente riducendogli il dolore, sia per agire sul tessuto il più possibile privo di microbi.

Il Granuloma Reattivo può essere curato con due prospettive diverse: o come medicazione tramite un processo curativo, per far calmare il dolore e far diminuire l’infezione, favorendo poi il trattamento podologico; oppure,  come preparazione all’intervento podoiatrico diminuendo la pericolosa carica batterica ed evitando così l’esposizione a rischiose infezioni, con antibiotici mirati prescritti appositamente.

ERRORI E FALSI MITI NELLA CURA E LA MEDICAZIONE DEL GRANULOMA

SECONDO IL PROF.  AVAGNINA.

Bisogna prestare molta attenzione su come agire per ottenere la risoluzione definitiva del problema. Leggendo sui vari forum o sfogliando le varie pagine web sull’argomento (abbiamo estrapolato divertenti commenti in fondo pagina), diversi metodi vengono proposti e applicati senza razionalità e piuttosto che eliminare la patologia l’amplificano, peggiorando visivamente il grado di infiammazione del Granuloma.

Sicuramente su questa patologia non si ha la necessità di applicare creme o medicine con proprietà antibiotiche, principalmente per due essenziali motivi: la crema causa un’ostruzione e un deterioramento del Granuloma e l’azione antibiotica non possiede caratteristiche dimostrate e verificate per eliminare i batteri dato che si è di fronte al caso di una ferita “viva” e in continua reinfezione per la presenza della spicula ungeale incisiva, oltre al fatto che l’utilizzo ripetuto di antibiotici aumenta la resistenza batterica.

Anche la decisione di curarla tramite l’uso di antisettici, come i derivati del cloro o lo iodopovidone, è fortemente sconsigliato, perché tali prodotti aumentano solamente l’irritazione e la lesione invece di lenirla e di guarirla. Infine sono da escludere i pediluvi di acqua calda con sali che hanno proprietà inadeguate e non risolutivi.


Un ottima cura e una buona risoluzione del granuloma si ottiene tramite una crema senza alcuna proprietà antibiotica e priva di controindicazioni (se non si assume per via orale e se non si è allergici):
l’Arnica. Le particolarità di questa pianta sono diverse, tra cui: antiflogistiche, antiechimatose, antitraumatiche, analgesiche, antinevralgiche, antireumatiche, revulsive, ed è proprio grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche che entra a far parte dei rimedi naturali più efficaci. Noto è anche il suo forte potere lenitivo in particolare sui tessuti molli superficiali che spesso danno luogo a infiammazioni, proprio come in questo caso.

Per curare il granuloma si consigliano ripetuti impacchi di Arnica da trattenere tutta la notte, spalmandola abbondantemente sull’intera zona infiammata, non facendola assorbire interamente e appoggiando un velo di pellicola trasparente lungo tutto il dito in modo da non farlo andare su altre zone.

L’Arnica aiuta il riassorbimento dell’infiammazione riducendo rapidamente il dolore.

Questo tipo di trattamento omeopatico si applica esclusivamente se il Granuloma è ancora di piccole dimensioni e gestibile, se invece possiede caratteristiche più importanti, bisogna rivolgersi immediatamente ad un podologo podiatra per valutare di intervenire podologicamente o podoiatramente.

Approfondisci su www.unghiaincarnita.com, il nostro portale dedicato a questa patologia.

Inviaci la foto della tua unghia incarnita.

“ TO BE OR NOT TO BE … ”

OPERARE O NON OPERARE L’UNGHIA INCARNITA?

Cercando risposte sul web a questo fondamentale quesito ci si imbatte nelle indicazioni più disperate: dal consiglio delle nonne al rimedio inventato all’ultimo minuto, quasi tutti frutto di un’esperienza personale!  Ma i nostri 30 anni di esperienze su centinaia di casi ci portano a dire che c’è un razionale da seguire nella scelta delle strategie terapeutiche.

Sicuramente il primo passo da compiere è un’accurata visita podologica da adottare in ogni diversi caso, atta a valutare il tipo di morfologia, lo stato dell’unghia e lo stato dei tessuti periungueali ( la presenza dunque di formazioni callose o fibrotiche in prossimità dei solchi, ecc).  La prima domanda basilare che noi ci poniamo è: è la prima volta che si presenta tale problema?

chirurgia unghia incarnita con fenolizzazione

Se il quadro clinico sembra essere risolvibile, sicuramente la prima strada che consiglio di seguire è quella del trattamento podologico, accertando che magari non sia stato solo un taglio scorretto a causare l’incarnimento dell’unghia, o che non siano presenti solo callosità periungueali, risolvibili facilmente con trattamenti da seguire mensilmente finché le cause non vengono risolte.

Se invece, questi interventi sono già stati eseguiti, oppure l’onicocriptosi si presenta da subito in forma grave al 2° o al 3° stadio, con notevole alterazione del decorso della lamina ungueale che rimane incarnita in profondità, oppure si è difronte a recidive di altri tipi di interventi anche chirirgici, non vi è dubbio: l’unica soluzione è l’intervento podoiatrico di onicectomia parziale con fenolizzazione della matrice, eseguita secondo le tecniche podiatriche dei colleghi statunitensi utilizzate da loro da oltre 70 anni. E’ un intervento semplice, rapido, indolore, definitivo e con un margine di successo così alto che lo rende in assoluto la soluzione più idonea al caso.

LA CHIRURGIA PODOIATRICA


Si procede con tale tipo di operazione se il paziente è stato già sottoposto al fallimento ripetuto di trattamenti curativi non chirurgici; o se prova dolore acuto notevole improvviso.

Ovviamente il tipo di protocollo da utilizzare dipende dalla stato di gravità dell’unghia incarnita.

La disciplina podiatrica per la Onicocriptosi, come spiegano sempre il Dr. Avagnina e il Dr. Bormioli ai loro pazienti, non necessita mai come soluzione l’intervento chirurgico di matricectomia totale (dove viene cioè asportata l’intera matrice ungueale, con conseguente mancata ricrescita di tutta l’unghia). L’ablazione completa dell’unghia se mai è consigliata solamente nei casi più gravi di onicogrifosi (l’alterazione nella crescita dell’unghia). Da sapere che le unghie operate con questa tecnica per noi obsoleta e inutile, possono ricrescere e diventare poi di natura distrofica e/o dismorfica con chiari e visibili problemi di origine estetico e funzionali.


Dunque, per rimediare al problema di questa tecnica molto invasiva e distruttiva, sono state poi presentate (già da decenni) tecniche  più semplici di onicectomia parziale (e non completa) con apertura delle sole estremità laterali e pochi punti di sutura. Ma anche in questo caso si tratta di procedure limitatamente efficaci, in quanto non si riusciva a eliminare completamente la matrice malata e spesso si creano recidive già a distanza di 3-4 mesi.

Oggi, nella letterature medica internazionale si ritiene che la tecnica chirurgica più valida, che agisce direttamente sulla matrice, sia l’onicectomia parziale con acido fenico, che ha il vantaggio di bloccare definitivamente la crescita ungueale nel punto di applicazione.

Una volta “addormentata” la parte da trattare mediante una semplice indolore anestesia locale, si applica un mini laccio emostatico alla base del dito, per ridurre la circolazione sanguinea, perché la presenza di sangue ostacolerebbe l’effetto dell’acido fenico impiegato. Si va a incidere con accuratezza solo la parte dell’unghia alterata e la si asporta delicatamente.

Si applica poi sulla matrice, resa libera in tal modo, l’acido fenico alla percentuale prestabilita e con il protocollo prestabilito dai gold standard internazionali.


Con questo procedimento
non sono necessari punti di sutura, basterà solamente disinfettare il dito, avvolgerlo in una garza morbida per favorire la traspirazione e per proteggerlo da infezioni.

Una volta esaurito l’effetto dell’anestesia, in genere sono presenti solamente lievi e minimi dolori sopportabili, dunque verranno prescritti dal medico solo eventuali antidolorifici e calzature morbide e ampie, per i primi giorni dopo l’intervento.

Dopo alcuni giorni dall’operazione, e dopo essersi sottoposti alla visita di controllo, sarà già possibile eliminare la fasciatura e ritornare a camminare tranquillamente.

L’intervento, a parte il tempo per l’anestesia locale, dura solo pochi minuti ed ha un’efficacia risolutiva del 97-98% sia nella letteratura internazionale sia nella nostra pratica reale di oltre 15 anni di applicazione.

Ricordiamo che questa tecnica è impiegata con successo negli Stati Uniti da oltre 70 anni!

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